Google Scholar

Google Scholar: La versione del motore di ricerca per le pubblicazioni accademiche


“Se ho visto più lontano è perché sono salito sulle spalle dei giganti che mi hanno preceduto.”

 Isaac Newton

 

Tutti coloro che negli anni si sono avvicinati a Google Books, da oggi potranno avvalersi di un nuovo pratico strumento offerto ancora una volta dal motore di ricerca più famoso del pianeta: Google Scholar. Questa piattaforma si propone come un valido punto di riferimento per chiunque debba localizzare libri, manuali, riassunti, abstract, tesi di dottorato, testi scolastici e così via. In sintesi, il progetto è mirato alla divulgazione e alla condivisione della letteratura accademica, tendendo di fatto la mano agli studenti e semplificando loro una ricerca che spesso può rivelarsi particolarmente lunga e tediosa.

Google Scholar
Google Scholar è la versione del motore di ricerca per gli studenti che hanno la necessità di integrare la loro preparazione con testi di difficile reperibilità, facenti parte della cosiddetta letteratura accademica, quali tesi di laurea o di dottorato, articoli di ricerca scientifica sottoposti a revisione paritaria, sommari, recensioni e rapporti tecnici relativi a qualsiasi settore pertinente alla ricerca scientifica. Google Scholar indirizza l’utente verso gli articoli di questo genere editi da un numero sempre più elevato di case editrici che rivolgono la loro attività all’universo della scuola e dell’università. Le case editrici che gravitano intorno a questo mondo rivestono contemporaneamente il ruolo di associazioni scientifiche e professionali ed archivi universitari, con l’obiettivo di conservare ogni tipologia di documento del genere preprint, trattato, testo od articolo scientifico-culturale. Google Scholar, nel suo immenso bagaglio, include anche il materiale pubblicato da Elsevier, società facente parte del gruppo Reed-Elsevier e maggior editore al mondo in ambito scientifico e medico. Google Scholar sbriga il suo lavoro esattamente come il motore di ricerca interno di Elsevier, che orienta l’utenza fra le oltre 20.000 testate edite dall’azienda e che prende il nome di Scirus. Google Scholar annovera parecchie somiglianze anche con Citeseer e con i servizi a pagamento Thomson ISI Web of Science e Scopus. Tuttavia, l’obiettivo dichiarato di Google Scholar è quello di coprire un maggior numero di siti web, lingue e sorgenti rispetto a qualsiasi altro motore di ricerca esistente al mondo. Tuttavia, la quantità di segnalazioni presenti in lingua italiana appare ancora piuttosto limitata, ragion per cui lo sono anche le relative categorie e sottocategorie. Diverso, invece, è il discorso per le pubblicazioni in inglese che per il momento sono nettamente più abbondanti e ricche di argomenti e sottocategorie. Il motto al quale si ispirano i creatori del servizio riprende le celebri parole pronunciate da Isaac Newton e recita “Sali sulle spalle dei giganti”, facendo riferimento alla possibilità di ampliare le proprie conoscenze e competenze attraverso una migliore e semplificata accessibilità al mondo della letteratura accademica. Google Scholar offre la possibilità di ricercare il materiale desiderato sia per copie fisiche che digitali, anche quando gli articoli, i saggi o i trattati in questione appartengono a biblioteche online. Se il materiale cercato è disponibile in maniera libera anche sul web, Google Scholar mostrerà tutti i collegamenti utili ad accedere al volume.

Le Norme riservate agli Editori
Per migliorare la classificazione di un singolo testo, vengono raggruppate più versioni dello stesso lavoro. Talvolta, alcune aree di ricerca possono presentare versioni di un lavoro apparse precedentemente alla pubblicazione stessa: ciò può accadere quando esistono versioni preliminari di un trattato oppure vengono pubblicate relazioni relative ad una conferenza che non convergono o convergono soltanto in parte nell’articolo o nel testo principale. Queste versioni preliminari compaiono fra le citazioni relative alla versione definitiva della pubblicazione. Google Scholar utilizza un metodo di classificazione dei risultati di ricerca molto simile a quello adottato da Google e da qualsiasi altro motore di ricerca, ragion per cui il numero totale di citazioni risulta fondamentale nel determinare il posizionamento di un testo. Identificato il lavoro che interessa, ossia la versione principale, più completa e definitiva, è possibile consultare con grande facilità tutti i testi e le citazioni ad essa correlati. Gli editori presenti sul portale di Google Scholar possono controllare l’accesso degli utenti ai propri articoli. Per tutti i documenti che presentano limitazioni d’accesso, Google dispone che venga offerto un abstract esauriente redatto dall’autore del testo ufficiale ed in grado di permettere agli utenti finali di optare per il documento che con ogni probabilità contiene le informazioni più vicine a quelle che essi stanno cercando. Qualsiasi editore può fare esplicita richiesta a Google e a Google Scholar di poter includere i propri contenuti all’interno del portale. Quando le pubblicazioni sono già presenti sul web, per procedere non occorre altro che l’autorizzazione dell’editore alla scansione del proprio sito da parte dei crawler di Google. Come già accennato, ogni lavoro deve essere corredato da un pratico abstract utile a tutti gli utenti non abbonati al sito dell’editore, ma che provengono invece da Google Scholar.

Google Scholar

Principi e funzionamento di Google Scholar
Per accedere al motore di ricerca più utilizzato da chiunque debba cercare libri universitari, articoli scientifici e testi scolastici, è necessario digitare sul proprio motore di ricerca l’indirizzo scholar.google.com. Dopo essere entrati sulla piattaforma, è possibile attuare la propria ricerca di informazioni in maniere differenti. Chi conosce l’autore del testo o dei testi desiderati può provare a digitarne il nome. In alternativa, è possibile accedere alle informazioni utilizzando il nome della pubblicazione, oppure accedere alla ricerca avanzata compilando uno o più campi della medesima sezione. Per effettuare una ricerca più precisa è possibile rifarsi ad alcune scorciatoie: quando si vogliono ottenere opere di un autore specifico, può rivelarsi di grande aiuto digitare il nome ed il cognome dell’autore stesso includendo le parole tra virgolette; limitando le date all’interno della ricerca avanzata può diventare sensibilmente più facile trovare ciò che si sta cercando. Inoltre, se si è interessati ad un determinato argomento trattato di recente, è possibile cliccare sulla sezione denominata articoli recenti, posta sul lato destro della pagina principale recante la lista dei risultati. Selezionando l’apposita voce, tutti i risultati visualizzati verranno riordinati secondo una classifica stilata in base alla data di pubblicazione, partendo da quelli più recenti. Il nuovo ordine prende in considerazione anche altri parametri, quali l’importanza dei documenti pubblicati in precedenza dallo stesso autore, l’importanza della rivista scientifica sulla quale sono comparse le pubblicazioni e la frequenza di citazioni che interessa gli articoli. Per avere un quadro delle pubblicazioni più strettamente correlate ad un determinato testo è utile accedere alla funzione denominata Pubblicazioni Correlate. Cliccando sul link così chiamato, che compare vicino alla maggior parte dei risultati elencati, si accede ad un ennesimo elenco di pubblicazioni ordinate in base al livello di correlazione di queste ultime al testo originale. Tuttavia, in questo caso verrà presa in considerazione anche la pertinenza dei contenuti a quello cercato inizialmente, ampliando di fatto la possibilità di accedere ad informazioni relative all’argomento che interessa. Questo metodo corre in aiuto di tutti gli utenti che non hanno ancora sviluppato una conoscenza approfondita dell’argomento e che vogliono apprendere quante più cose possibili rispetto a quel determinato campo. Purtroppo, Google Scholar deve fare i conti con un mondo che ancora oggi appare fidelizzato all’editoria tradizionale che assai raramente risulta disponibile anche in rete. Infine, a tal proposito, è bene sottolineare che i risultati contrassegnati come semplici citazioni e che risultano impossibili da aprire, riportano soltanto un riferimento presente nel testo dell’articolo e che il testo relativo alla citazione stessa non è stato reso disponibile online dal proprio autore.

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Programmatic Advertising : L’efficienza dei Big Data nel Marketing Online


“So che metà dei soldi che spendo in pubblicità è completamente buttata via. Il problema è che non so quale metà sia.”

 John Wanamaker

Non posso non pensare a questa citazione quando navigando online visualizzo continuamente annunci sponsorizzati di prodotti o servizi che ho già acquistato di recente oppure che, dopo un’attenta riflessione ho deciso di scartare. Mi rendo conto ovviamente che avendo visitato un tale sito o cliccato su qualche annuncio in precedenza il mio browser ha permesso il download di cookie di navigazione che mi identificano come un potenziale interessato a quei prodotti o servizi. Stiamo naturalmente parlando di campagne di retargeting o remarketing.
A volte tali inutili annunci si propongono per giorni ed anche a distanza di mesi. Ora, non è assolutamente mia intenzione parlare del senso di ansia dei molti utenti che si sentono spiati o lesi nella privacy, a farmi sentire turbato è, per mia deformazione professionale, il fatto di constatare che moltissime grandi aziende sprecano in questo modo milioni di impressions ogni giorno bruciando percentuali considerevoli del proprio budget.

Ma le campagne di retargeting non sono il modo più avanzato per raggiungere utenti profilati?

La risposta è no…o perlomeno non utilizzando solo i cookie di navigazione come dati di profilazione. Sicuramente sono stati fatti degli enormi passi in avanti per quel che riguarda l’advertising online che sta diventando sempre più intelligente riuscendo a comprendere meglio gusti ed interessi dell’utente ma siamo ancora all’inizio di un lungo percorso. Il futuro sarà inevitabilmente legato all’utilizzo dei Big Data e del Programmatic Advertising. Non sono in molti ancora a parlarne poiché il Programmatic Adv oltre ad essere legato a tecnologie particolarmente innovative è un processo che si rivolge principalmente ai big spender, brand che investono cifre con almeno cinque zeri annualmente in impression e campagne online.

crescita della spesa in programmatic adv

In cosa consiste il Programmatic Advertising?

Immaginate i dati di cui dispongono le grandi multinazionali sui propri clienti, accessi alle proprie piattaforme o applicazioni, dati legati ai propri CRM, alle campagne precedenti, ai social, una mole enorme di informazioni che può essere utilizzata in una piattaforma DMP (Data Management Platform). Tali potentissime applicazioni collezionano, analizzano e classificano dati delineando dei modelli di targeting: segmenti che hanno interessanti KPI (Key Performance Indicator). L’utilizzo di questi dati sono un vantaggio competitivo enorme ed  essenziale per le aziende.

Ottimizzare il budget pubblicitario evitando l’acquisto di impression di clienti già acquisiti sarebbe il minimo. Gli algoritmi statistici, infatti, sono in grado di determinare con efficacia le caratteristiche del target che ha maggiori possibilità di conversione della campagna. Facciamo un esempio: l’analisi del KPI potrebbe rilevare interessante un certo target geolocalizzato in un determinato periodo temporale. L’advertiser potrebbe scoprire solo successivamente che il motivo è una fiera di settore locale o condizioni metereologiche favorevoli ma non è neanche importante comprendere il dato in se quanto utilizzarlo.
Quando parliamo di DMP e Big Data ci avviciniamo al concetto di intelligenza artificiale, gli algoritmi quanti più dati acquisiscono tanto più riescono a migliorare l’analisi degli stessi e quindi a innescare processi di autoapprendimento.
L’altra funzionalità interessante del Programmatic Adv è senza dubbio l’acquisto automatico degli spazi nei circuiti di Programmatic Buying che permettono in tempo reale l’incontro tra domanda e offerta. La domanda viene gestita dalle Piattaforme Demand Side o DSP che in base alle analisi dei dati delle DMA operano nell’acquisizione dei migliori spazi pubblicitari digitali disponibili.programmatic adv
L’offerta è naturalmente quella che fa riferimento ai Publisher, ai grandi gruppi editoriali di cui visualizziamo ogni giorno le pagine. I Publisher tecnicamente offrono impression da acquistare per le aziende che vogliono investire in Programmatic Adv attraverso le Piattaforme Sales Side o SSP. Il Programmatic Adv è un processo che in questo modo non solo rende possibile ai Brand campagne maggiormente efficaci ma consente ai Publisher l’ottimizzazione di molti spazi pubblicitari che potrebbero non monetizzare facilmente.